La psicologia nell’arte: in autunno in programma due incontri 

Volendo entrare ancor di più nello studio delle arti figurative e dei suoi protagonisti, al di là della critica e della storia, vi anticipiamo che stiamo programmando per quest’autunno due incontri – di venerdì sera – con l’arte-terapeuta Linda Rosaria Faggiano, che ci porterà alla scoperta di una nuova lettura delle opere d’arte, ovvero indagando i significati inconsci di cui sono portatrici. La proposta nasce da un percorso di approfondimento svolto nell’ultimo anno, che ha consentito di approcciarci all’arte da un punto di vista diverso e innovativo, ovvero quello dello studio dell’attività artistica collegata alla psicologia. In una serie di incontri durati più di otto mesi con la Faggiano, ci siamo quindi approcciati alla psicologia dell’arte, una disciplina che cerca di individuare e comprendere quali processi mentali siano coinvolti nella produzione artistica, quali fattori determinino il linguaggio e le peculiarità di un artista, ma anche quali processi psicologici caratterizzino la fruizione, l’empatia e l’apprezzamento estetico. La collocazione nello spazio dell’opera del soggetto principale, la dimensione o, ancora,  l’utilizzo di forme simboliche e la scelta di determinati colori all’interno dell’opera d’arte sono scelte molto importanti per l’artista e permettono spesso, pur nel rispetto delle peculiarità del linguaggio estetico, di dare forma a impulsi e conflitti profondi, che trovano poi riscontro nella biografia dell’autore. I dipinti di un artista diventano, quindi, la narrazione per immagini della sua storia di vita, delle sue sofferenze, dei suoi conflitti, ma anche della capacità di trasformare l’esperienza di dolore, facendone qualcosa di nuovo. Certamente la psicoterapia ha indagato a lungo il rapporto tra produzione artistica e disturbi psichici e la storia dell’arte è ricca di esempi di artisti con problematiche più o meno evidenti, tanto che la ricerca di connessioni tra la sfera del genio e quella della follia ha radici molto antiche. Così per esempio l’utilizzo del colore giallo, che naturalmente può avere tante sfumature e interpretazioni diverse, è comunque associato all’utilizzo di sostanze psicotrope e non si può non notare come tutta la produzione pittorica di Jean Michel Basquiat sia caratterizzata da questo colore. Come anche in molte delle opere di Edward Hopper, in cui i soggetti principali sono ritratti spesso all’interno di ambienti chiusi, in uno spazio protettivo, fino al punto di diventare quasi costrizione, in dipinti permeati dal senso di inquietudine e solitudine. Un isolamento voluto e ricercato è quello che compare anche nelle nature morte di Giorgio Morandi, autonomo e ben cosciente nella ricerca della solitudine e nella ricostruzione attraverso le sue composizioni di “micro mondo” in cui sono presenti gli affetti più cari. Una serie di letture quindi davvero molto interessanti.